MISSIONE, L’ESPRESSIONE DELLA MIA CAPACITÀ DI AMARE

22 Novembre 2019
MISSIONE, L’ESPRESSIONE DELLA MIA CAPACITÀ DI AMARE

Giulia racconta come è arrivata a scegliere la sua professione

Vivere e scoprire la bellezza

Mi chiamo Giulia, ho 25 anni, sono di Pescara dove attualmente vivo. Lavoro ad Ancona. Il mio colore preferito è il giallo. Mi piace stare in compagnia, uscire con i miei amici, ascoltare la musica e viaggiare. Sono fidanzata con Daniele da quasi 8 anni.

La mia esperienza nel MEG è iniziata all’età di 9 anni: sono entrata a fare parte degli Emmaus insieme ai miei amici con i quali ancora oggi sono legata. Manuela, la nostra Responsabile, ci ha permesso di iniziare alcune attività di servizio fin da piccoli e questo faceva sì che la parrocchia per me fosse una seconda casa dove mi sentivo pienamente viva e me stessa. Nel MEG ho avuto la possibilità di fare esperienze che mi hanno permesso di vivere in profondità e scoprire la bellezza di Dio: Giornate Regionali, weekend di formazione, Convegni Nazionali, campeggi estivi, pellegrinaggi e, soprattutto, gli Esercizi Spirituali! All’età di 17 anni mi fu chiesto di iniziare il servizio da Responsabile e, sebbene io non mi sentissi proprio all’altezza, accolsi questa chiamata che è stata quella che mi ha permesso di avvicinarmi sempre di più al Signore: è Lui che mi guidava in tutte le riunioni mettendo sulle mie labbra le parole giuste per parlare di Lui. I momenti di sconforto e di crisi sono stati tanti, ma sono sempre stata sostenuta e confortata dalla mia comunità. All’età di 20 anni ho avuto l’incarico di essere coordinatrice di comunità, un’altra chiamata che vedevo più grande di me e delle mie possibilità ma alla quale, con il Signore e l’aiuto di tutti i Responsabili, sono riuscita a rispondere con gioia e con spirito di servizio. All’età di 23 anni, per motivi di lavoro, purtroppo, ho dovuto lasciare la mia città e quindi anche un impegno continuativo nel MEG.

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Felice di donarmi ogni giorno

Quando in 5° superiore dovevo capire verso dove orientare la mia vita, non sapevo bene come fare e quindi chiesi aiuto a mia madre. Lei mi disse che dovevo fare ciò per la quale mi sentivo più portata, in base alle mie capacità e al mio modo di essere. Io sentivo di non avere nessuna passione, ma lei mi aiutò a guardare meglio dentro me stessa e ad accorgermi che nella mia vita mi ero trovata in tante situazioni in cui mi ero spesa per persone che non stavano bene, che avevano avuto incidenti o traumi… Era successo anche durante un campeggio del MEG nel quale, per questa ragione, mi assegnarono il premio “Candy Candy”. Pian piano iniziai a sentire dentro di me questo forte desiderio di aiutare gli altri, di stare accanto alle persone che si trovavano nel bisogno, anche solo per donare loro un semplice sorriso. Studiai tutta l’estate per il test da infermiera, provai e lo passai. Nel Meg stava iniziando l’anno della “Missione e Vocazione” e ricordo come fosse ieri la prima riunione in cui nell’editoriale c’era scritta questa frase: “Vocazione è l’espressione della mia capacità di amare, nelle coordinate storiche, psicologiche della mia vita e della mia persona”. In quella riunione piansi tanto dalla gioia perché avevo realizzato ancora di più che il Signore mi stava chiamando ad essere infermiera e per me non c’era cosa più bella: mettermi a servizio del prossimo, donare sorrisi, affetto e cure a chi soffriva. Fin da piccola provavo tanta ammirazione per Madre Teresa di Calcutta e in qualche modo quella vocazione, quella missione, mi facevano sentire ancora più vicina a lei. Oggi come allora sono felice della mia professione, felice di donarmi ogni giorno, provando a far star bene i pazienti a partire dal mio modo di relazionarmi con loro: gentilezza e sorriso non devono mancare mai. È come se il Signore, ogni giorno che sono a lavoro, mi ricordasse: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

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