IL MEG: UN INNO ALL’AMORE

20 Dicembre 2019
IL MEG: UN INNO ALL’AMORE

Ciao, sono Giorgio, il figlio di Manuela e Matteo e vivo a Pescara. Anche se mi trovo ancora dentro la pancia di mamma so tante cose su quei due e vorrei raccontartele. Mamma e papà, due vite che correvano in direzioni opposte: lei voleva farsi suora e lui un ribelle lontano da Dio.

Manuela

Ho visto il sole

Matteo (il secondo da sinistra)

Se chiedi a mamma cosa l’ha resa felice da piccola e in adolescenza, ti parlerà del MEG. Ha “mangiato” pane e Gesuiti. Aveva una sola certezza: voleva stare con Gesù. Pochi, infatti, i dubbi su di Lui!

Nel MEG è entrata da Emmaus, la branca che accoglie i più piccoli del Movimento. Portava il vangelo con sé, indossava le magliette colorate di branca. Più si faceva grande e più voleva cambiare il mondo e incontrare altri fratelli che, come lei, desiderassero condividere la propria vita con Gesù. È sempre stata presente con entusiasmo, energia, gioia e con un grande e contagioso sorriso.

Diventa Possibile

Se chiedi a papà cosa lo ha reso felice da ragazzo non ti saprà rispondere.
Testardo, casinaro, sempre in mezzo alle cose peggiori e lontano da Dio. Si divertiva, ma non era felice.
Per non ascoltare la sua solitudine e le tante voci che lo facevano sentire fallito, iniziò a fare uso di sostanze… le ha provate più o meno tutte. Così, grazie alla sua famiglia, entrò in una comunità di recupero dove rimase per diversi anni. Poi, con un animo rinnovato, tornò nel MEG. Aveva compreso di aver bisogno di un luogo nuovo dove abitare, di fratelli che non lo giudicassero per quello che aveva fatto e di persone che potevano capire la sua irrefrenabile voglia di mettersi in gioco positivamente nella vita.

Ed è proprio lì che conobbe mamma, quella che, solo qualche anno prima, avrebbe definito “una sfigata”.

La comunità di Pescara a un Convegno Nazionale MEG

Mano nella Mano

Il servizio da Responsabili fatto nel MEG, mano nella mano, i ragazzi, il cammino, gli amici, le storie di incontri e di fratelli acquisiti. Tutto era un dono bellissimo, fatto di relazioni piene, profonde, quelle che che ti cambiano la vita. A partire dai Padri Gesuiti che li hanno accompagnati: partendo da Pino, poi Loris, Andrea e, oggi, Rosario. Trovarono nelle persone la loro dimora, quella dove le distanze non contano più.  Tutto questo li ha aiutati a fare un passo l’uno verso l’altro, scoprendo nella condivisione e in Dio la comune esperienza che li ha portati fin qui.

Amore sarà

Ben tredici anni di fidanzamento e tante esperienze di cammino con il MEG condivise, così come tanti i dubbi spirituali e di vita.

Grazie al Movimento, hanno riscoperto l’arte di ascoltare L’Amore. Perché l’Amore ha sempre qualcosa di nuovo da dirti e –  fin dal primo giorno di fidanzamento, che fu nel 2004 proprio ad un MEG DAY – stava urlando a Manuela e Matteo di consacrare la loro unione. La decisione non fu facile, ma si affidarono. Entrambi senza lavoro, pieni di mille paure ed una sola consapevolezza: quella di dire sì! Nel loro cuore risuonavano le parole di Santa Teresa di Lisieux: “…Io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà”. Il Signore premia il coraggio ed i doni arrivarono in sovrabbondanza: casa, lavoro, famiglia… Qualcuno ha pronunciato il mio nome?

È già da un po’ che vivo con mamma e papà e sapete cosa ho capito del matrimonio? Ho capito che è come l’acqua. Mi viene da fare questo esempio perché ci vivo dentro! Questo liquido è composto da due elementi distinti, due gas che, presi da soli, sembrano non avere niente a che fare con l’acqua. L’unione nel matrimonio di mamma e papà, due elementi a sé stanti, diversissimi tra loro, non ha prodotto la semplice somma di loro due, ma qualcosa di completamente nuovo.

Il giorno del matrimonio

Testimoni della Verità


…guarderemo sempre nella stessa direzione!

Oggi i miei genitori sono felicemente sposati da settembre del 2017 e hanno entrambi un bellissimo lavoro che portano avanti con passione.

Mamma lavora come segretaria in uno studio medico e e mio padre come impiegato in un’associazione che si occupa di bambini autistici. Si sentono fortunati perché, anche in questo ambito, sono circondati da persone speciali che arricchiscono la loro vita.

Sono ancora attivi nella loro comunità, come Responsabili ma, soprattutto, come fratelli maggiori dei ragazzi che accompagnano. Essere testimoni per loro significa vivere il Vangelo con semplicità, onestà e consapevolezza dei propri limiti.

Nato per te

Io sono Giorgio e non sono il primo figlio di Matteo e Manuela. Mi hanno detto che un fratellino prima di me non è riuscito a vedere la luce del mondo, ma direttamente quella del Padre. Qualcuno potrebbe pensare ad una triste sorte. Ma, per come la vedo io, il Signore ha voluto donarmi un angelo custode in più. Mi chiamano in tanti modi: Giorgino, Giorgetto, … Ma il nome che ascolto più volentieri, oltre al mio, Giorgio, è Dono! Lo sento spesso ripetere quando mamma e papà parlano con Dio.  

Mi piace pensare che anche io, pure se sono piccolissimo, posso insegnare qualcosa ai miei genitori; una cosa di cui oggi, più che mai, hanno bisogno: l’“attesa”. Nel momento in cui scrivo queste parole, si sta avvicinando il Natale, il periodo migliore per imparare ad attendere. Corrono sempre: per il lavoro, per il MEG, per tutto… Ma io ho bisogno di attesa. È dall’attesa che si impara a gustare, a riconoscere e a ringraziare.

Perciò, grazie a te che mi stai ascoltando! Ti auguro una serena e felice attesa del Natale e la scoperta del vero Dono del Signore per te.

Quando nasco, vienimi a trovare!

Con affetto

Attesa…

GIORGIO

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