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Vita MEG

Alla fine, la gratitudine

Alla fine dell’anno e del loro anno MEG, (in albanese, LER), due Responsabili dell’Albania hanno voluto scrivere una testimonianza su che cosa abbia significato per loro questo percorso e di come siano cresciute nella consapevolezza di un servizio in cui, più che dare, hanno ricevuto moltissimo.

Ricordi ed emozioni

Nel momento in cui ho deciso di scrivere questa testimonianza sulla mia esperienza di quest’anno come Responsabile nel LER, ho scelto prima di tutto di ricordare alcuni dei momenti vissuti durante gli incontri e le uscite che abbiamo fatto nel corso dell’anno, per riportare alla mente non solo ricordi, ma anche emozioni.

Facendo parte del Movimento fin dal primo anno di liceo e vedendo quanto il LER abbia lasciato un segno in me nel corso degli anni, ero molto convinta che questo sarebbe stato anche lo scopo della mia missione come Responsabile: lasciare un segno in ogni persona che fosse entrata a farne parte.

Ci sono esperienze che non ti rendi conto quanto ti abbiano cambiato, quanto siano rimaste dentro di te, quanto ti abbiano formato, finché non arriva il momento di guardarle con nostalgia. Per me, il LER è diventato una di queste esperienze.

Ciò che ho imparato

All’inizio, pensavo che fosse semplicemente un percorso da Responsabile, per il quale avrei dovuto preparare alcuni incontri, alcune attività, alcuni giochi, conoscere nuove persone: qualcosa di molto concreto e tangibile. Ora, che ripenso ai momenti, alle condivisioni, alle storie, capisco che lì ho lasciato parte di me stessa e ho portato con me molto più di quanto pensassi e di quanto mi aspettassi.

Quando ho iniziato quest’anno, credevo che sarei stata io quella che avrebbe dovuto dare di più di sé ed ero convinta che il mio ruolo fosse aiutare, ascoltare, guidare e far sentire bene gli altri. Ma più passava il tempo e più incontri o servizi facevamo, più capivo che, in realtà, ero anch’io quella che stava imparando, che riceveva dagli altri amore, insegnamenti, emozioni e felicità.

Ho imparato a guardare le persone in modo diverso, a comprendere i silenzi, a riconoscere un disagio anche dietro i sorrisi più belli. Ho imparato che le persone non hanno bisogno di risposte perfette, ma semplicemente di qualcuno che resti loro accanto senza giudicarle, semplicemente ascoltandole.

Nei ragazzi il volto di Gesù

Ci sono stati giorni in cui tornavo a casa pensando che forse non stavo facendo abbastanza, quando mi sembrava che tutto ciò che si faceva si perdesse e non arrivasse da nessuna parte, come se svanisse. Ma, sorprendentemente, vedevo che qualcuno era felice, che qualcuno era uscito felice dall’incontro. E allora capivo che Dio desidera agire e agisce attraverso di me negli altri.
Quest’anno ho davvero visto che non sono chiamata a fare grandi cose, ma piccole cose con grande amore, come diceva Madre Teresa. Ho visto che servire significa continuare a dare qualcosa di sé amando le persone per quello che sono, così come sono, e permettere che nei loro volti io possa vedere il volto di Gesù.

Sono convinta che ci siano molti momenti che rimarranno a lungo nel mio cuore e nella mia mente. Momenti in cui mi sono sentita privilegiata, come quando qualcuno ha trovato il coraggio di aprire il suo cuore davanti a me o davanti al gruppo; oppure momenti semplici in cui ho sentito la presenza di Dio in mezzo a giovani che cercavano il Suo volto.

Donare e servire con amore

Senza quasi accorgermene, il LER è diventato parte della mia quotidianità, è diventato il luogo dove ho capito quanta luce possa esserci dentro una persona e quanto amore ci sia dentro cuori puri come quelli dei ragazzi e delle ragazze della mia comunità. Il LER è diventato il luogo dove mi sono sentita accolta, compresa, amica di Gesù e più vicina a Lui, e questo ho sempre desiderato che anche chi mi era intorno potesse viverlo.
Oggi, quando penso a tutto questo cammino, posso dire di essere molto grata per ogni cosa, per ogni persona che ho conosciuto e sono molto riconoscente per la presenza di ciascuno, per averne conosciuto il mondo , per ogni breve conversazione che abbiamo potuto condividere insieme, per ogni momento bello e ogni abbraccio che ci siamo dati. Mi sento fortunata di aver fatto parte del LER e di aver camminato accanto a questi cuori aperti.

In questa esperienza ho donato qualcosa di me stessa, ma ho ricevuto anche tanto amore. Ringrazio Dio per la presenza di ogni membro del LER nella mia vita durante quest’anno, così come per l’équipe pastorale che offre a noi questa possibilità. Mi auguro che il LER continui ad essere sempre il luogo dove comprenderete l’amore che Gesù ha per ciascuno. A chi sarà Responsabile in futuro, auguro di poter donare e servire con amore i ragazzi nel LER, come se stessero servendo Gesù in persona.

Danjela – MEG Albania


Ho vissuto cuori

Quando mi volto indietro e guardo quest’anno nel LER, capisco che non ho vissuto semplicemente alcuni incontri o attività. Ho vissuto storie. Ho vissuto cuori che, lentamente e in modi completamente diversi, si sono aperti davanti a me e hanno cambiato anche me.

Quando ho deciso di fare la Responsabile, non sapevo quanto questo cammino avrebbe toccato profondamente il mio cuore. Pensavo che sarei stata io a dare qualcosa a voi. Ma oggi capisco che, in realtà, siete stati voi a insegnarmi ad amare di più, ad ascoltare più profondamente e a vedere Dio là dove prima non riuscivo a distinguerlo.

Dio completa ciò che noi non riusciamo a fare

Ci sono stati giorni in cui sono tornata a casa stanca, vuota, a volte persino scoraggiata. Momenti in cui pensavo che forse le mie parole non stessero arrivando da nessuna parte, che forse nulla stesse davvero cambiando. Ci sono stati incontri in cui entravo con un sorriso, mentre dentro di me mi sentivo esausta. Ci sono stati giorni in cui mi sembrava di dare molto più di quanto avessi la forza di dare. Eppure, ogni volta che pensavo di fermarmi, bastava un vostro sguardo, un vostro abbraccio, un semplice “grazie” detto senza tante parole, per capire che Dio stava operando anche lì dove io non riuscivo a vederlo.

Quest’anno ho dato molto di me stessa. Forse più di quanto sapessi dare. A volte ho dimenticato persino la mia stanchezza, perché il mio desiderio più grande era che nessuno lasciasse l’incontro senza aver sentito almeno un po’ dell’amore di Dio nella propria vita. E forse è stato proprio lì che ho capito cosa significhi servire: dare sé stessi senza sapere sempre se si sta facendo abbastanza, ma credendo che Dio completi ciò che noi non riusciamo a fare.

Ascoltare le vite

Quest’anno mi ha insegnato a vedere in modo diverso. A vedere Dio nel volto di ciascuno. In quelli che parlano tanto e in quelli che restano in silenzio. In quelli che sembrano forti e in quelli che portano ferite che non mostrano a nessuno. Nei sorrisi. Negli occhi. Mi ha insegnato ad ascoltare le vite senza giudicarle e a capire che ognuno porta dentro di sé un mondo che ha bisogno soltanto di qualcuno che lo guardi con amore.

E senza rendermene conto, mentre cercavo di avvicinarvi di più a Dio, era Lui che stava cambiando il mio cuore. Perché ci sono stati momenti molto semplici, ma che per me sono stati tra i più belli: i momenti in cui dopo l’incontro nessuno voleva andare via subito, quando le conversazioni continuavano senza accorgersi del tempo che passava, quando qualcuno trovava il coraggio di raccontare qualcosa di profondo di sé, oppure quando capivo che tra noi si era creato un vero legame di fiducia. È stato proprio lì che ho sentito più forte la presenza di Dio.

Frammenti di luce

Spesso sono tornata a casa con il cuore pieno. Pieno di grazia. Pieno di pace. Pieno di nostalgia. Anche dopo la stanchezza, anche dopo una lunga giornata, mi sentivo colma interiormente in un modo che non so spiegare. Come se Dio, attraverso ogni persona che ho incontrato, avesse lasciato nel mio cuore un piccolo frammento di luce.

Per me il LER è diventato molto più di una comunità. È diventato una famiglia. Un luogo dove ho imparato che le persone non hanno sempre bisogno di risposte perfette; hanno bisogno soltanto di qualcuno che le ascolti, le comprenda e cammini accanto a loro. E sono grata perché quest’anno ho avuto la benedizione di camminare accanto a tanti cuori meravigliosi.

Il LER, una famiglia

Oggi chiudo quest’anno con tanta emozione e nostalgia, perché sento che una parte del mio cuore resterà sempre qui. Sono profondamente grata per ogni persona che ho conosciuto, per ogni incontro, per ogni esperienza che mi ha formata e mi ha fatta crescere come persona e come credente.

È stata una benedizione avere conosciuto e costruito una famiglia come il LER. Perché in questo cammino non ho trovato soltanto persone. Ho trovato pace. Ho trovato amore. E soprattutto, ho trovato Dio nel modo più umano e più bello possibile: nei volti di ciascun ragazzo che ho incontrato.

Valeria – MEG Albania

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