Il contrario della fame è la giustizia

L’intenzione di preghiera del Papa di maggio 2026 chiede di evitare lo spreco di cibo e esprime il desiderio che tutti possano avere accesso a una buona alimentazione. Abbiamo un’occasione importante per unirci alla preghiera della Chiesa e per rivedere anche il nostro stile di alimentazione e di condivisione.
Cibo: un modo di stare al mondo
A maggio il Papa ci affida un’intenzione che sembra semplice, quasi quotidiana, e forse proprio per questo rischia di passare inosservata. Perché quando sentiamo parlare di cibo, sprechi, alimentazione, pensiamo subito a qualcosa di pratico, concreto, materiale. E invece questa intenzione tocca una delle ferite più profonde del nostro tempo: il rapporto che abbiamo con ciò che consumiamo, con ciò che possediamo, con ciò che buttiamo via. “Preghiamo affinché ciascuno, dai grandi produttori ai piccoli consumatori, si impegni per evitare gli sprechi di alimenti e perché ogni persona abbia accesso a un’alimentazione di qualità.” Basta fermarsi un momento per capire che qui non si parla soltanto di cibo. Si parla del nostro modo di stare al mondo. Del nostro modo di guardare gli altri. Del nostro modo di vivere il bisogno, l’eccesso, la fame, la gratitudine. Perché il cibo non è mai solo cibo. È dignità. È giustizia. È amore concreto. È sopravvivenza. È possibilità di vivere una vita umana e non semplicemente una vita che resiste.
Ci sono persone che aprono il frigorifero e scelgono cosa mangiare. E ci sono persone che aprono il frigorifero sperando che ci sia ancora qualcosa. Ci sono famiglie che buttano via il pane avanzato senza pensarci troppo e famiglie che quel pane lo dividono con attenzione perché deve bastare fino al giorno dopo. Ci sono bambini che crescono imparando a sprecare e bambini che crescono imparando troppo presto cosa significa rinunciare. E allora capisci che questa intenzione del Papa non è secondaria. È potentissima. Perché tocca una delle contraddizioni più scandalose del nostro tempo: viviamo in un mondo capace di produrre cibo per tutti, eppure milioni di persone continuano a soffrire la fame o a nutrirsi male.
Il peso delle cose semplici
Ma c’è qualcosa di ancora più inquietante: ci stiamo abituando. Ci abituiamo alle immagini della povertà. Ci abituiamo ai dati sulla fame nel mondo. Ci abituiamo perfino all’idea dello spreco. Apriamo il frigorifero, lasciamo scadere cose che avevamo comprato senza bisogno, buttiamo via ciò che non ci serve più, e raramente ci fermiamo a pensare davvero. Perché il problema non è soltanto ciò che finisce nella spazzatura. Il problema è ciò che lentamente si spegne dentro di noi quando perdiamo il senso del valore delle cose essenziali.
Viviamo in una società piena di beni ma spesso povera di gratitudine. Consumiamo velocemente, compriamo velocemente, scartiamo velocemente. Tutto deve essere immediato, disponibile, sostituibile. E questa velocità ci ha tolto qualcosa di profondamente umano: la capacità di riconoscere il peso delle cose semplici. Dietro un pezzo di pane c’è terra, fatica, mani, tempo, attesa. Dietro un pasto ci sono persone che hanno coltivato, raccolto, trasportato, cucinato. Eppure trattiamo tutto come se fosse infinito, come se fosse scontato.
Dal punto di vista umano e psicologico, lo spreco racconta molto di noi. Perché spesso consumiamo non per necessità ma per compensazione. Compriamo quando siamo stressati. Mangiamo senza fame vera. Accumuliamo per riempire vuoti emotivi che non sappiamo nominare. È come se cercassimo di colmare con le cose una fame più profonda. E allora il problema non è solo ciò che buttiamo fuori. È il vuoto che stiamo tentando disperatamente di riempire dentro.
Il pane rappresenta la vita
Una persona che perde il senso del limite perde lentamente anche il senso della gratitudine. E quando perdi la gratitudine, tutto diventa usa e getta. Le cose. Il tempo. A volte perfino le relazioni. Per questo questa intenzione del Papa è molto più radicale di quanto sembri. Perché non ci chiede semplicemente di sprecare meno. Ci chiede di convertirci a un altro modo di vivere. A un altro modo di guardare il mondo.
Il Vangelo ha un rapporto profondissimo con il pane. Gesù parla continuamente di tavola, di cibo, di condivisione. E c’è una frase che mi colpisce sempre: “Ne ebbe compassione.” Gesù guarda la folla affamata e si commuove. Non spiritualizza la fame. Non dice soltanto parole consolatorie. Si lascia toccare dal bisogno concreto delle persone. E quando moltiplica i pani non sta semplicemente compiendo un miracolo materiale. Sta dicendo qualcosa di enorme: nel cuore di Dio nessuno dovrebbe vivere nell’eccesso mentre qualcun altro non ha il necessario.
E allora questa intenzione del Papa diventa quasi una domanda rivolta a ciascuno di noi: cosa stiamo facendo del pane che abbiamo? Lo custodiamo? Lo condividiamo? Lo sprechiamo? Perché il pane è sempre stato qualcosa di sacro nella storia dell’umanità. Non nel senso superficiale del termine, ma nel senso più umano e profondo. Il pane rappresenta la vita. Rappresenta la dignità di potersi sedere a tavola senza vergogna. Rappresenta la possibilità di sentirsi accolti nel mondo.
La gratitudine cambia il mondo
Il Papa parla dei grandi produttori e dei piccoli consumatori. Ed è importante che metta insieme entrambe le realtà. Perché sì, esistono sistemi economici che producono disuguaglianze scandalose. Esistono logiche di mercato che privilegiano il profitto rispetto alla dignità delle persone. Esistono sprechi enormi generati da modelli produttivi sbagliati. Ma esiste anche una responsabilità quotidiana, personale, silenziosa. Il modo in cui compriamo. Il modo in cui consumiamo. Il modo in cui trattiamo ciò che abbiamo.
E forse la vera rivoluzione comincia proprio da lì. Da una madre che insegna ai figli a non buttare via il cibo. Da una persona che impara a comprare con più consapevolezza. Da qualcuno che sceglie di condividere invece di accumulare. Da chi torna a dire grazie prima di mangiare, non per abitudine religiosa ma per consapevolezza umana.
Perché la gratitudine cambia il modo in cui guardi il pane. Una persona grata spreca meno. Custodisce di più. Condivide più facilmente. E soprattutto non dà nulla per scontato.
Una questione di dignità
C’è poi un altro punto fortissimo di questa intenzione: il Papa non parla semplicemente di alimentazione, ma di alimentazione di qualità. E questa è una questione di dignità. Perché non basta sopravvivere. Ogni persona dovrebbe avere accesso a un cibo sano, adeguato, dignitoso. E invece ci sono famiglie costrette a scegliere non ciò che fa bene, ma ciò che costa meno. Ci sono persone che vivono nell’ansia continua della spesa. Ci sono anziani che tagliano sul cibo per pagare le medicine.
Ci sono bambini che crescono senza un’alimentazione adeguata mentre, dall’altra parte del mondo, tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura ogni giorno.
E questa non è soltanto una crisi economica. È una crisi morale. È il segno di un’umanità che ha perso il senso della misura. Perché il contrario della fame non è l’abbondanza. È la giustizia.
Forse è proprio questo che il Papa vuole risvegliare: una coscienza più umana. Più sveglia. Più capace di sentire. Perché il rischio più grande non è soltanto sprecare il cibo. È diventare incapaci di commuoverci davanti alla fame degli altri. È vivere talmente immersi nel nostro benessere da non accorgerci più del dolore invisibile che attraversa il mondo.
Liberaci dall’indifferenza
E allora pregare con il Papa questo mese significa chiedere qualcosa di molto concreto: un cuore meno distratto. Meno vorace. Meno abituato all’eccesso. Significa chiedere la grazia di tornare all’essenziale. Perché una persona che riscopre l’essenziale diventa anche più libera. Più umana. Più capace di condividere.
Questo mese, unendoci al Santo Padre, preghiamo così: Signore, insegnaci il valore del pane. Liberaci dall’indifferenza che ci fa sprecare senza pensare e dall’abitudine all’eccesso che ci fa dimenticare chi non ha il necessario. Ridonaci gratitudine per le cose semplici. Fa’ che chi produce scelga sempre la dignità delle persone prima del profitto e che noi, nelle nostre scelte quotidiane, impariamo a vivere con più responsabilità, più sobrietà e più amore. Nessun bambino dovrebbe addormentarsi con la fame. Nessuna famiglia dovrebbe sentirsi umiliata perché non riesce a mangiare bene. Nessun anziano dovrebbe scegliere tra comprare cibo o comprare medicine. Fa’ che il nostro mondo capisca finalmente che condividere non impoverisce nessuno: rende semplicemente più umani. Perché il pane spezzato con amore non sfama soltanto il corpo. Ricorda all’umanità che siamo fatti per custodirci gli uni gli altri.
Don Cosimo Schena











