Mag+s Service Camp e Giubileo: in tutto amare e servire

Durante la settimana del Giubileo dei Giovani a Roma, diversi ragazzi del MEG hanno partecipato come volontari al Campo di servizio del MAG+S – la rete che raccoglie le molte realtà giovanili ignaziane – che ha organizzato incontri, concerti, momenti di preghiera e condivisione, per vivere insieme un’esperienza di fede intensa e gioiosa. Ascoltiamo tre testimonianze che raccontano l’esperienza.
La gioia di mettersi in gioco
La proposta di fare parte del Giubileo come volontaria del MAG+S è arrivata presto, ma è stata maturata tardi. All’inizio, pensavo che non sarei mai riuscita a conoscere quel “vortice” di persone che avevano in comune un solo scopo: essere pellegrini di speranza. Fortunatamente, però, grazie all’invito per il campo di servizio, è andata diversamente…
In quei giorni mi sono ritrovata a vivere la gioia più grande, quella che nasce dal servizio, dal mettersi in gioco per le persone che si hanno di fronte, anche se sconosciute.
Il senso della comunità
A fare parte del gruppo del MAG+S Camp eravamo in molti, provenienti da luoghi diversi, con storie da raccontare, e con compiti diversi da svolgere, ma avevamo tutti in comune l’obiettivo di amare il prossimo attraverso il servizio. Abbiamo liberato il cuore e lo abbiamo vestito della nostra pettorina verde fluo, ci siamo resi volontari pronti per accogliere gli altri al meglio.
Quello che ho vissuto e sentito i è stato il vero senso della comunità. Nello specifico, ho preso servizio nel gruppo della band che si occupava di animare le celebrazioni e di curare l’allestimento delle attrezzature utilizzate per le attività all’interno delle chiese del Gesù e di Sant’Ignazio. È stato molto bello ritrovarmi in quel mondo, fino ad allora sconosciuto per me: mi ha fatto capire quanto è importante per chi prega avere la musica come accompagnamento e che la perfezione non serve se le cose si fanno con il cuore.
La gioia di camminare insieme
La fatica in questi giorni si è fatta sentire, i piedi e la schiena dopo un po’ facevano male, ma gli acciacchi sono stati curati da quello che si riceveva in cambio, dalla leggerezza, dal dono incredibile che si riceve nel dare, dalle corde di amore sempre più strette, dalle risate, dal riflesso del Signore negli occhi di ognuno di noi.
E da volontari, poi, siamo passati a pellegrini. Sempre con lo stesso spirito di speranza, abbiamo vissuto il nostro Giubileo passando la Porta Santa, abbiamo camminato insieme, con Gesù nel cuore, ci siamo fusi al milione di ragazzi che vegliavano, riportando a casa il ricordo vivo della gioia di non essere soli.
Caterina Isceri – Roma

Speravo e pregavo
Quest’anno ho partecipato come volontario del MAG+S al Giubileo dei giovani, sia perché sarebbe stata la mia prima vera esperienza di questo tipo e sia perché, diciamocelo, un evento che capita ogni 25 anni non si può perdere.
Sono arrivato a Roma armato di buona volontà e voglia di fare perché sapevo che senza non sarei riuscito a fare servizio nel migliore dei modi.
La mia preoccupazione era di non sapere che tipo di servizio avrei dovuto svolgere e speravo e pregavo che mi capitasse un compito in cui sarei potuto risultare utile.
In tutto questo però c’era una cosa che mi faceva stare tranquillo: la presenza delle persone a me care. Sapevo di avere la fortuna di andare lì in compagnia di uomini e donne straordinari e questo mi dava estrema sicurezza.
Ricordi indelebili
Questa esperienza mi ha consentito di interagire con tantissime persone che arrivavano da ogni parte del mondo e mi ha lasciato ricordi che mi accompagneranno per tutta la vita.
Ho avuto la fortuna di poter lavorare fianco a fianco con diversi Padri Gesuiti e questo mi ha consentito di conoscerli meglio e di avvicinarmi di più a questa realtà.
Ci sono stati dei momenti faticosi, come il pellegrinaggio verso Tor Vergata, in cui ho sofferto molto fisicamente, ma l’atmosfera che si respirava ha ripagato pienamente tutti gli sforzi.
Tutta l’esperienza mi ha consentito di vivere intensamente il Giubileo dei giovani e mi ha fatto sentire maturato nella mia spiritualità. E non da ultimo, ho avuto modo di conoscere delle persone splendide che terrò sempre nel cuore.
Simone Mureddu – Cagliari

L’ultimo posto
Erano i primi giorni di maggio e mi trovavo al Convegno Responsabili del MEG, quando ho scoperto che ci sarebbe stato ancora un posto disponibile per svolgere servizio al MAG+S Camp durante il Giubileo dei giovani a Roma.
L’idea di dedicare buona parte delle mie vacanze estive al caldo della Capitale per dedicarmi, invece, all’accoglienza di pellegrini e pellegrine provenienti da tutto il mondo, mi ha immediatamente spaventata ma, al contempo, incuriosita e ho sentito che l’ultima persona a iscriversi avrei dovuto essere io. E così è stato: due mesi e mezzo dopo, il 27 luglio, sono partita dall’Umbria per arrivare a San Saba, dove l’équipe del MAG+S Service Camp mi ha accolta – esausta, ma super felice – e pian piano mi ha introdotto ai compiti che avrei dovuto svolgere.
Nello specifico ho dedicato la mia settimana di volontariato a catturare momenti ed emozioni attraverso gli scatti della mia macchina fotografica, in giro per i luoghi ignaziani e le chiese dei Gesuiti (che non si smentiscono mai!) assieme al team della comunicazione.
Qualcuno mi spinge
Penso che, tornando indietro, rifarei tutto questo altre centro volte, nonostante la stanchezza e la fatica, perché è stata un’esperienza formativa straordinaria e ricca di carica emotiva.
Del resto è incredibile come ci sia sempre qualcosa e, soprattutto, Qualcuno di più grande e potente che mi spinge inspiegabilmente ad andare avanti, a credere in me stessa e a sentirmi parte del tutto!
Tor Vergata, ci rivediamo tra 25 anni! 🙂
Veronica Chillè – Messina












