Il Cantiere dei sogni

“Quello che resta dopo certe esperienze non è solo memoria, ma trasformazione: siamo educatori nuovi”. Con queste parole gli educatori del Centro Hurtado, hanno salutato i ragazzi del MEG che hanno partecipato al Campo nazionale C14 a Scampia. Per tutti l’esperienza è stato un dono: fonte di ispirazione, di nuovo entusiasmo, di nuovo desiderio di servire. Di seguito, le parole di coloro che hanno partecipato.
Ritornare bambini
All’inizio avevo deciso di partecipare a quest’esperienza, perché volevo sperimentare qualcosa di nuovo, facendo del bene nelle vite degli altri. Sono partita piena di paure e incertezze, però sono tornata piena di amore, felicità e spensieratezza.
Nel servizio al Centro Hurtado ho dovuto affrontare alcuni ragazzi che facevano chiasso e che non volevano ascoltarci. Tra loro un bambino affetto da autismo, che non stava mai fermo. Lo dovevo rincorrere ovunque e mi dava graffi, morsi, calci … ma piano piano ho visto la bellezza, la spensieratezza e la fiducia con la quale si relazionava con me e ho capito che per lui stare con me era diventata una cosa che lo rendeva felice e questa felicità mi ha riempito il cuore.
Da quest’esperienza mi porto anche la spensieratezza, perché ho riscoperto quella bambina che era dentro di me. Noi tutti siamo dei bambini dentro, ma crescendo e a prendendoci responsabilità anche più grandi di noi, iniziamo a vedere il mondo in una maniera dura e crudele. Grazie ai bambini sono riuscita a risuscitare la mia bambina interiore. Ho imparato che è giusto prendere le proprie responsabilità, ma non bisogna mai scordarsi che possiamo divertirci, concedendoci momenti di tregua, come ho visto fare dagli educatori nei giochi d’acqua con i bambini.
Un’altra esperienza che mi ha colpito è il servizio a Pangea. È uno giardino pubblico creato dalle associazioni e scuole del quartiere, con piante provenienti dai 5 continenti, come simbolo di pace ritrovata. L’abbiamo ripulito da bottiglie di plastica, pezzi di vetro e spazzatura varia. Le persone dovrebbero custodire la bellezza delle cose che le circonda invece che sporcarle.
Karyna – C14 Napoli 20

Un’esperienza unica e speciale
È difficile riassumere il campo MEG di Scampia in poche parole, ma se lo dovessi fare sarebbero amore, gioia e ritornare bambini.
Il campo mi ha donato tanto e non me lo sarei mai aspettato. All’inizio pensavo di andare a fare del “semplice” volontariato, ma quando ho conosciuto i bambini e ragazzi con cui avrei passato tutte le mie giornate, ho capito quanto sarebbe stata un’esperienza unica e speciale per me. Quei bambini mi hanno accolto da subito come parte di quel mondo, senza guardare da dove venissi o da quanto ci conoscessimo. Da quel momento ho capito quanto quei ragazzi mi stavano donando. I bambini si sono aperti regalandomi gratuitamente la fiducia ed è questa la cosa che mi ha sconvolto e riempito di gioia il cuore, perché crescendo ci rendiamo conto che il dono della gratuità è qualcosa di sempre più raro.
Durante tutte le giornate ho avuto a che fare con molti ragazzi: quelli vivaci e chiacchieroni, quelli timidi e chiusi e anche ragazzi che purtroppo soffrono di autismo. Non è mai stato facile e rilassante stare con loro e guidarli nelle attività, ma tutto ciò veniva superato quando vedevo i loro sorrisi nel giocare con me o quando cantavamo insieme le loro canzoni preferite. Ciò che però mi ha segnato di loro, oltre i loro sorrisi, è la loro capacità di mettersi in gioco e di amare gratuitamente come solo un bambino sa fare.
Questa è ciò che ho imparato al campo: il ritornare bambini e tornare ad amare con gratuità ed essere felici per le piccole cose che ti riempiono il cuore. Adesso che sono a casa non nego che mi manca molto giocare con i ragazzi e vederli sorridere anche solo per avermi bagnato con una spugna.
Federico – C14 Roma-Massimo

Che cosa ci vai a fare a Scampia?!
È la domanda che più mi è stata rivolta prima di partire per il campo. Inizialmente, non sapendo cosa mi aspettasse, ero un po’ timorosa, pensavo di non essere in grado di gestire situazioni ed emozioni diverse dall’ordinario, invece ho incontrato persone che sono state luce in questi giorni. Spesso il confronto con una realtà diversa dalla tua può essere destabilizzante, perché non sai come reagire in determinate situazioni. Ma ho avuto la fortuna di aver incontrato persone che con un sorriso, un gesto, una parola sono riuscite a far cadere paure e stereotipi. Sono rimasta colpita dalla gioia e dall’unicità di tutti i bambini che abbiamo conosciuto, ognuno con le proprie peculiarità. Hanno illuminato le giornate con un semplice complimento che spesso arrivava sempre nel momento in cui ne avevi più bisogno. Dopo una giornata stancante loro avevano sempre parole dolci per tirarci su. Ci hanno insegnato a gioire per i piccoli successi di ognuno.
Siamo stati accolti con un calore immenso da tutti i volontari e gli educatori, anche quelli di “Casa Arcobaleno” (altro centro educativo, dei Fratelli Lasalliani, nel quale siamo stati ospitati per la notte e i pasti). Alla fine della settimana era diventata una seconda casa. “Casa” può essere anche un gruppo di 5 ragazzi che con un po’ di musica e qualche battuta hanno affrontato la realtà con la quale si sono interfacciati.
A Scampia sono andata per far del bene e aiutare, ma alla fine sono stata io a ricevere tanto amore, nato dalla semplicità di chi sa trovare la luce anche nelle piccole cose.
Rosaria – C14 Frattamaggiore

Dietro ogni volto c’è molto di più
Ho accettato la proposta di Padre Marco di far parte dell’équipe del Campo con tanto entusiasmo, perché volevo superare le barriere e i limiti che spesso si creano intorno a questo luogo. Fin dal primo momento in realtà, mi sono sentita accolta dalle persone del posto, come se ci conoscessero da una vita e mi sono resa conto che in realtà non hanno nulla di diverso da noi. Aver operato e fatto volontariato al Centro Hurtado mi ha fatto accorgere di tante cose. Per esempio ho constatato che i bambini e i ragazzi sono molto inclusivi, una peculiarità difficile da trovare al giorno d’oggi. Per loro non ci sono differenze di età, di lingua, di problematicità. Poi se hanno qualche motivo di incomprensione, lo risolvono mettendosi in cerchio, il luogo dove siamo tutti uguali, dove tutti siamo equidistanti dal centro, dove ciascuno può dire la sua senza essere giudicato e può essere capito. Un’altra cosa che porterò a Bari con me è sicuramente la cura che ogni educatore ha per il singolo ragazzo. Loro scavano in profondità, vanno oltre il suo carattere, la sua storia, i suoi problemi. C’è molto di più dietro un volto.
Sicuramente adesso se penso a Scampia penso ad un luogo che non mi fa più paura, penso a volti, sorrisi, persone, amici, amore e responsabilità. Penso che Scampia sia un luogo che può dare tanto al mondo, solo che il mondo ancora deve rendersene conto.
Chicca, PRE-T e Responsabile di Bari












