Molti motivi per …rimanere!

Dall’1 al 4 maggio, l’Istituto Massimo di Roma ha aperto le porte a 110 ragazze e ragazzi, fra i 17 e i 25 anni, provenienti dalle co unità MEG di tutta Italia, per il convegno nazionale PRE-T e Responsabili 2025. L’itinerario di questo incontro aveva una meta precisa: riuscire a trovare una risposta alla domanda che Gesù fa ai suoi discepoli nel vangelo di Giovanni: “Volete andarvene anche voi?”. Una provocazione che ha voluto sottolineare la necessità di scegliere di diventare adulti nella fede, attraverso una relazione profonda e consapevole con il Signore, per poter diventare testimoni credibili e canali aperti per tutti dell’amore di Dio. Tre dei partecipanti ci raccontano come hanno vissuto l’incontro.
Procedendo sui suoi passi
I giorni del Convegno sono magici, giorni in cui le nostre preoccupazioni e le nostre paure rimangono fuori e si fa spazio al silenzio, qualcosa che nelle nostre frenetiche vite non trova mai posto. Nel silenzio, abbiamo scavato nel nostro cuore e abbiamo riscoperto la nostra vera identità, ciò di cui siamo orfani, abbiamo ascoltato i nostri pensieri contrastanti, le nostre buone idee e i nostri talenti, l’argilla su cui possiamo lavorare per rendere la nostra vita un’opera d’arte ed il mondo un posto migliore.
Ma non abbiamo fatto solo silenzio: abbiamo anche cantato, ballato, urlato, giocato e abbracciato i nostri fratelli. Sì, nel MEG riusciamo davvero a sentire la nostra fratellanza, perché tutti ci uniamo nell’amore di Gesù e cerchiamo di fare nostro il suo primo comandamento: “Amate chi vi sta intorno come io ho fatto con voi!”.
Durante i nostri incontri, i tempi di adorazione, quelli di confessione, di preghiera e di Eucaristia, noi, Pre-Testimoni, abbiamo incontrato il protagonista del Convegno, il Signore Gesù. Ci ha chiesto di restare insieme a lui, ci ha invitato a diventare cristiani adulti che scelgono di essere suoi testimoni.
“Gesù, nostra scintilla, insegnaci il tuo modo, di far sentire l’altro più umano, che i Tuoi passi siano i nostri passi!”.
Mariateresa – PRE-T di Altamura

Una domanda che è arrivata al cuore
Ciao a tutti, mi chiamo Carolina, ho 18 anni e faccio parte della comunità di Bruxelles.
Era da due anni che non partecipavo ad un Convegno e, come è successo ogni volta, ho riscoperto quanto ne avessi bisogno. In una vita un po’ frenetica dove ci sono sempre mille cose da fare, questa esperienza è stata per me una pausa necessaria che mi ha dato modo di rimettere chiarezza nella mia mente e nel mio cuore. Sono tornata a casa con una consapevolezza nuova della mia fede e della mia identità.
Il MEG mi ha sorpresa una volta di più con la domanda: “Volete andarvene anche voi?”. Una domanda che ha toccato le fondamenta di chi sono e di chi voglio essere facendomi riscoprire ciò che vuol dire avere fede in un momento della mia vita in cui sento di essere cresciuta e maturata. Una domanda che mi ha fatto tirare fuori dei dubbi, delle angosce, delle domande senza risposta e che mi ha fatto accorgere di tutto il disordine che ho dentro, ma che poi, me li ha fatti abbracciare. Ho scoperto che la fede, e quindi l’amore per la vita, non ha bisogno di un perché per inondarmi il cuore.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza tutte le persone che ho rivisto o incontrato per la prima volta. Ringrazio il MEG perché continua a farmi scoprire l’amore del Signore nei gesti e nello sguardo delle persone che mi circondano, facendomi sentire sempre a casa.
Torno alla mia vita di tutti i giorni con un’energia nuova, pronta a donare nella mia quotidianità quello che quest’esperienza mi ha dato.
Carolina – Responsabile di Bruxelles

Incontro, comunione, gratitudine
Mi chiamo Giacomo, ho 24 anni e sono un seminarista di Cagliari. Grazie alla parrocchia San Sebastiano, ho partecipato anche io al Convegno Pre-T e Responsabili MEG.
Racchiuderei l’esperienza di questi quattro giorni in tre parole: incontro, comunione e gratitudine.
Ciò che infatti più mi ha pro-vocato e mi ha richiamato ad un’esperienza autentica di chiesa è stato l’aver potuto vedere e sperimentare una effettiva comunione e unità fra cristiani, che così facendo si univano sempre più nell’appartenenza a Cristo presente. E come ogni albero si riconosce dai suoi frutti, così i frutti di questo albero (che è la comunione) sono stati un’attenzione all’altro, me compreso, e un costante richiamo alla missione.
Un’altra cosa mi ha colpito perché tocca la mia storia, cioè l’insistenza sull’incontro, sull’incontro con Cristo, come Avvenimento che prende e cambia la vita: il fatto che più volte Padre Renato ne abbia parlato è stata una consolazione e una certezza rinnovata, che Cristo continuamente dia inizio a vita nuova con gli uomini.
Infine, l’ultima parola: gratitudine. Questa è personale, data da questi giorni pieni (anche stancanti) e operosi in cui il Signore, nei Sacramenti, nella Parola e negli altri ha ritrovato il centro e ha dato tanto, per davvero.
Giacomo – Seminarista di Cagliari












