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Oltre il MEG

Un’ombra dell’amore

Anna viene da Cagliari e ha 18 anni. Lo scorso luglio ha partecipato a un campo di volontariato con la CVX, a Sighet, in Romania dove, da anni, è in divenire il “Progetto Quadrifoglio” che si occupa in particolare di recupero, crescita e formazione di bambini in difficoltà. Lo scopo del campo è stato quello di condividere esperienze e realtà di vita con il popolo rumeno, ed è di questo che Anna ci racconta.

Ho incontrato la speranza

Sighet è una piccola città in cui i cavi elettrici sono così tanti, per le strade, che pare vogliano protendersi fino al cielo. È piena di luce, ma ci sono altrettante ombre.

A Sighet ho insegnato in una scuola, assistito uomini e donne in un ospedale psichiatrico. Ho amato con tutto il cuore ogni viso che ho incontrato, e nel farlo mi sono resa conto che tutto l’amore che io avevo per loro era solo un’ombra dell’amore che loro, istantaneamente, provavano per me.

Nei visi incontrati a Sighet ho trovato la speranza.

Il cielo di Sighet

Ascoltare il grido

A Sighet ho imparato che abbiamo le mani per abbracciare, specialmente per abbracciare. Mi sono rifugiata fra le braccia delle persone che dovevo aiutare, perché aiuto è stare accanto, non un passo avanti. Aiuto è versare un bicchiere di succo e stare seduti vicini, aiuto è, a volte, semplicemente vedere il dolore che un’anima prova. Dirle: “Io lo vedo che soffri, il tuo dolore esiste. Non sei sola, nel tuo dolore”
Ci sono posti che, se nessuno li descrive, è come se non esistessero agli occhi del mondo. Ci sono grida che nessuno sente, urla di dolore che non arrivano a nessun orecchio. Io le ho sentite queste urla, queste richieste angosciate di aiuto, di pietà. Non sempre si può fare qualcosa, le si può ascoltare e a volte basta questo. A volte l’unico desiderio di chi grida è far sapere al mondo che esiste, che ha una voce, che può parlare.
Questo grido è giusto che qualcuno lo ascolti, questo grido controvento che nessuno sente. Per questo ricorderò sempre ogni paziente della psichiatria (“ti penserò, e pensarti sarà come un vento caldo” mi ha detto una donna il giorno che ci siamo salutate, forse per sempre) e ogni bambino della scuola.

Picnic nel parco di Sighet con i pazienti della psichiatria


Nascondigli di Dio

Dio a volte gioca a nascondino e guarda come reagiamo, soprattutto quando la vita sembra così oscura da non poter contenere in sé nemmeno uno spiraglio di luce. A Sighet ci sono uomini che, anche se hanno i nostri stessi occhi, vedono un mondo diverso nel quale, nonostante il buio, trovano indizi sui “nascondigli” di Dio. Anche in questo mondo riescono a sorridere, a volte. Ma l’assenza di amore può tramutarsi in un buco che, a volte, è più forte di tutto.
Si può fare tanto per restituire una piccola goccia dell’amore che manca. Si può dare tempo, spazio, tenerezza. Piccole cose che hanno un impatto enorme. Molte volte voltiamo lo sguardo, non spezziamo la catena di pensiero che grida che il mondo può essere solo odio, ma basta poco per spezzarla, basta un po’ di tenerezza: la vita non è bella sé è piena di cose, è bella sé è piena di amore.

Reparto femminile psichiatria di Sighet

Dare dignità al dolore

E io sono tornata bambina, mi sono lasciata accudire dalle braccia di persone come me, a cui mi sono aggrappata stretta stretta, come se per tutta la vita avessi avuto paura di scivolare.

Così a Sighet ho capito che la speranza ha a che fare con il dolore, con la differenza che la speranza vince sul dolore.
Oggi posso ricordare, per dare al dolore visto la dignità e il peso che porta. Se lo vedo, esiste. Se lo vediamo, un giorno smetterà di esistere. Oggi posso dire che mai dimenticherò tutto questo, anche se fossi costretta a vivere quanto Dio stesso.
Mai.

Memoriale di Sighet, ex carcere stalinista
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