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Rispondere alla vita che chiama

Suor Tosca Ferrante è una suora apostolina che vive a Pisa presso la Chiesa universitaria ed è Coordinatrice del Servizio Regionale Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (Toscana). Ci racconta la sua storia, che l’ha portata, passo dopo passo, a dire sì a Dio e ai fratelli, testimone di uno sguardo amorevole, empatico e compassionevole sulle sofferenze e le fragilità dell’uomo.

Un passo in più

Mi chiamo Tosca e sono una suora apostolina. Quando oggi penso al passato mi viene da “vederlo” come una spirale dove non ci sono interruzioni ma spazi che delimitano e favoriscono quel passo in più, necessario al cammino. Questi spazi, apparentemente vuoti, racchiudono i desideri, le speranze, incontri, paure…

Da piccola sognavo di diventare un’infermiera, poi le scelte della vita mi hanno portato a fare un lavoro che ho amato tanto e che tuttora stimo: ho fatto la poliziotta. Si, cinque anni di servizio alla persona, di incontri, di spazi di impotenza, di difesa della persona. Ed è proprio in questi anni che ho compreso che Dio mi chiamava a servire in altro modo, con libertà, nella povertà e con cuore più libero.

In particolare un giorno, durante il mio servizio, un giovane che avevo arrestato mi chiese un abbraccio, io rifiutai perché ero in divisa e non era previsto…. Quel no, che mi costò tantissimo, è stata la molla per il definitivo a Dio e ai fratelli.

Compagna di viaggio

Oggi accompagno giovani universitari nel cammino quotidiano della vita verso scelte che vanno nella direzione di un futuro responsabile e vissuto nella gioia.

Mi faccio compagna di viaggio di coppie di sposi, di sacerdoti e di religiose che vivono un tempo difficile della vita, che vivono momenti di solitudine, che vivono la frustrazione di non sentirsi a loro agio, che vivono situazioni di fallimento ecc. in queste ferite, il proprio sì, ha bisogno di ritrovare nuovamente i contorni del volto di Gesù, contorni apparentemente sbiaditi ma saldamente presenti. Tutti nella vita attraversiamo questi momenti, chiedere aiuto è un atto di grande maturità e umiltà.

Il mio compito è stare

Accompagno anche situazioni di persone vittime di abusi sessuali, di potere, di coscienza, persone che hanno ricevuto tanti abbracci che hanno ferito, violato, tradito.

Stare in queste situazioni, non è facile: spesso è come stare sotto la croce, in silenzio, increduli, impotenti. La difficoltà più grande è rimanere, lottare, sperare, creare spazi e varchi di fiducia che permettano a Dio di essere visto per portare consolazione e pace. Un autore contemporaneo, F. Nembrini, dice che: «Il nostro compito è STARE», questo è un compito e una responsabilità che sento come un appello dalla vita a cui quotidianamente, con timore e umiltà, mi impegno a rispondere.

L’abbraccio di Dio

In questo orizzonte di profonda sofferenza incrociare occhi che nuovamente sperano, che guardano al futuro con dignità, che si sentono nuovamente capaci di sentirsi amati, è davvero di grande consolazione. Come è di consolazione scoprire, per la mia vita, che è più quello che ricevo che quello che dono, che è più quello che imparo dalle relazioni che quello che condivido. Un bel dono!

E ogni sera e al mattino questo abbraccio chiedo a Dio di rinnovarlo per loro e per me. Chiedo a Dio, nella preghiera, di sostenere i nostri passi, chiedo a Lui di farsi riconoscere per le strade talvolta polverose della vita. Si, gli chiedo di starci vicino perché il cuore possa riscoprirsi amato e ardere di amore.

E così la preghiera diventa spazio relazionale che non tradisce, che consola, che sostiene.

E così, diventano vera invocazione le parole del Cardinal Newman: «Guidaci luce gentile, guidaci tu sempre più avanti! Reggi i nostri passi: cose lontane non vogliamo vedere; ci basta un passo alla volta!».

Un caro abbraccio a te che hai letto.

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