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Oltre il MEG

Un patto condiviso sul futuro

Il Forum di Etica civile (https://forumeticacivile.com/) è una rete didiverse realtà presenti in tutto il territorio nazionale, della quale anche il MEG fa parte. Organizza già da diversi anni eventi e percorsi di riflessione partecipati, orientati alla ricerca comune di buone ragioni per vivere assieme nelle nostre città, nello spazio nazionale, nella società globale, in un atteggiamento di rispetto e attenzione per tutti coloro che condividono lo spazio sociale. L’ultimo incontro si è svolto a Palermo lo scorso novembre e vi hanno preso parte Padre Marco, del Centro Nazionale, ed Emma e Riccardo, rispettivamente delle comunità di Milano e di Pescara, che ce lo hanno raccontato.

Un posto dove esserci

Il forum di etica civile mette in moto un dialogo tra esperienze e progetti, per disegnare insieme un futuro in cui ognuno possa avere il proprio posto.

La constatazione, forse ovvia, da cui siamo partiti è che il tempo che viviamo ci fa dubitare che possa esistere un futuro in cui sia possibile che ogni persona abbia l’opportunità di trovare la propria collocazione. Forse è proprio per questo che il sottotitolo del Forum recitava: “Un sogno civile, in un tempo di complessità e di crisi.”

Ero molto incuriosita dall’esperienza, dato che ho sempre percepito le tematiche politiche e sociali come un qualcosa di molto lontano dai giovani, qualcosa a cui non abbiamo, ancora, l’esperienza necessaria per potervi accedere. Qualcosa a cui non ci spetta prendere parte. È stato quindi molto emozionante vedere una larga partecipazione di giovani, che hanno positivamente accolto l’invito a prendersi quel “posto” nel dialogo della società civile. È stato confortante sentire e vedere che i dubbi e le preoccupazioni che animano me sono in realtà condivise da tutti, giovani, ma anche adulti, che si domandano quale mondo hanno costruito per noi, quale mondo ci lasceranno.

L’altro, un secondo io

Le tematiche affrontate hanno toccato quasi tutti i punti critici del nostro tempo: la crisi climatica, la questione migratoria, il declino della politica nel nostro Paese.

Abbiamo avuto l’opportunità di dialogare in alcuni gruppi di lavoro su ognuno di questi punti. Io ho scelto quello titolato “Mediterraneo: una casa comune”. Il dialogo era finalizzato alla redazione di un documento, il Patto del Forum, che abbiamo firmato tutti l’ultimo giorno.

Non nego che sia stato difficile dialogare su un tema così ampio, vasto e complesso: il rischio è sempre quello di banalizzare ciò di cui si parla, rinchiudendosi in luoghi comuni e frasi di circostanza. Nel mio gruppo era presente un ragazzo malese, che ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza della migrazione dall’Africa all’Italia, la cui testimonianza è stata fondamentale per il dialogo. Le questioni principali che sono emerse riguardavano tre punti: la narrazione mediatica che viene fatta della migrazione, incentrata su termini come “emergenza” e “problema”, spesso con dei numeri che vengono manipolati e usati per diffondere una cultura della paura verso il diverso; la necessità di uscire da questa dialettica dell’emergenza e di partire dall’istruzione, dai programmi scolastici, dall’insegnamento della storia, che formi le menti dei bambini, fin dalla tenera età, a riconoscere nell’“altro” un simile, un pari… un “secondo io”; l’importanza di creare delle connessioni tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, senza rinunciare a priori al dialogo, fondando questa rinuncia su una diversità che viene tante volte richiamata e che, in fin dei conti, non può essere un ostacolo, ma è solo una ricchezza.

Costruire un sogno

Non so se il patto che abbiamo firmato possa realmente scuotere qualche coscienza: si tratta, pur sempre, di un documento scritto. Ma ho capito che non dobbiamo arrenderci a pensare che il cambiamento sia qualcosa a cui noi non possiamo prendere parte, che debba partire dai politici, dal Governo, dalla comunità internazionale. Di certo è necessario che anche i “piani alti” si diano da fare, ma il cambiamento – anzi, forse sarebbe meglio parlare di un’autentica conversione – parte da ciascuno di noi. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qualcosa per costruire quel “sogno civile”: in questo, il MEG ci propone uno stile, che è quello della simpatia a priori, che ho sempre trovato difficile da attuare nella mia vita. Insomma, penso che tutti sappiamo quanto sia difficile non avere antipatie, soprattutto al giorno d’oggi, nella società fortemente divisiva che abitiamo. Ma posso testimoniare che lo sforzo che questo comporta è pienamente ripagato: una volta che si impara a riconoscere nell’altro un “altro me”, un fratello, per quanto antipatico, magari scontroso, diverso da me, con opinioni, idee, storie e fattezze lontane dalle mie, cambia tutto. Lo sguardo sulla nostra società e sul futuro non sarà più solo uno sguardo spaventato, non sarà uno sguardo sterile, apatico e arrendevole: sarà lo sguardo di chi sogna un posto in cui abitare, perché ha la speranza che quel posto esiste – una speranza che può essere maturata solo quando si accetta che quel posto non è fatto da un “io” che si contrappone e lotta contro “altri”, ma è fatto solo di un grande, bellissimo, pieno e forte “Noi”.

Emma

Dialogare tra realtà diverse

Rispondere “presente” al MEG è sempre un meraviglioso e affascinante tuffo nella novità.Ciò che non è nuovo, però, è il piacere di condividere un’esperienza. Riportare con sé non solo nuovi contenuti, ma nuovi legami che inevitabilmente arricchiscono la propria persona.

Questa è stata la volta di Palermo che ci ha visti partecipi della quarta edizione del Forum di Etica Civile. In questi due giorni, ci siamo impegnati per mettere nero su bianco un patto, con l’intenzione di rilanciare l’impegno di coltivare una rinnovata sensibilità civile.

È stato possibile attraverso un lavoro di dialogo organizzato per tavoli tematici. Dialogo tra diverse realtà attive nel sociale sul nostro territorio, tra diverse generazioni su tematiche che toccano da vicino la quotidianità di ognuno.

L’effetto della passione

Il tavolo tematico al quale ho partecipato personalmente, è stato quello sulle società generative. Oltre ad aver avuto il prezioso dono di poter ascoltare, ho colto l’occasione per condividere la mia esperienza, arricchita da ciò che studio, da ciò che vivo. Ho parlato ad altre generazioni dei giovani in quanto giovane e dei giovani in quanto Responsabile del MEG. Riuscire a suscitare curiosità e interesse in ciò che faccio, vedere negli occhi l’effetto della passione con cui parlo di ciò che amo è ciò in cui credo è quanto di più significativo potessi riportarmi a casa.

Ciò che mi sento di dire a chi leggerà della mia esperienza è senza ombra di dubbio di buttarsi sempre, anche nel vostro momento peggiore, anche nella più (apparentemente) banale delle proposte. La possibilità di arricchirsi non può e non dev’essere ignorata.

Riccardo

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Durante la messa in parrocchia alcuni bambini del MEG raccontano un'attività svolta durante il catechismo